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    Regime forfettario: guida a requisiti, soglie, calcolo dell'imposta e uscita

    A cura della Redazione ProfessionistaAIRevisionato da Pierlio Baratta, Commercialista

    Pubblicato il Ultima revisione il 9 min di lettura

    Una figura di spalle con una valigetta cammina verso un piccolo arco in un cortile luminoso, sotto una trave che ne segna il limite.

    In sintesi

    • Il regime forfettario è il regime naturale delle persone fisiche con partita IVA che nell'anno precedente non hanno superato 85.000 euro di ricavi o compensi.
    • Il reddito si calcola applicando ai ricavi incassati un coefficiente di redditività legato all'attività, e su questo si paga un'imposta sostitutiva del 15%, ridotta al 5% per i primi cinque anni di una nuova attività in presenza dei requisiti.
    • Per il 2025 e il 2026 non può accedere chi ha avuto nell'anno precedente redditi da lavoro dipendente o pensione oltre 35.000 euro, salvo che il rapporto sia cessato.
    • Chi supera 85.000 euro esce dal regime l'anno successivo, mentre chi supera 100.000 euro esce subito, con IVA dovuta dall'operazione che fa sforare la soglia.
    • Dal 1° gennaio 2027 la disciplina passa nel nuovo Testo unico imposte dirette, mentre l'aumento della soglia a 100.000 euro resta solo un'ipotesi legata al confronto con l'UE.

    Cos'è il regime forfettario e a chi si applica

    Il regime forfettario è il regime fiscale agevolato pensato per le persone fisiche che esercitano un'attività d'impresa, arte o professione con volumi di ricavi contenuti. È disciplinato dall'articolo 1, commi 54-89, della legge 190/2014 e, dal 1° gennaio 2027, dagli articoli da 232 a 243 del D.Lgs. 117/2026, il nuovo Testo unico imposte dirette1.

    Non è un regime da scegliere con un'opzione: rappresenta il regime naturale per le persone fisiche che possiedono i requisiti previsti dalla legge2. Chi apre una partita IVA e rientra nei limiti, quindi, lo applica salvo che decida diversamente o che scatti una causa di esclusione. La permanenza non ha limiti temporali ed è subordinata solo al rispetto delle condizioni previste dalla norma2: un professionista può restare forfettario per tutta la carriera, se resta sotto le soglie.

    I vantaggi principali sono tre: il reddito non si calcola sottraendo i costi effettivi ma applicando un coefficiente forfettario ai ricavi, si paga un'unica imposta sostitutiva al posto di IRPEF, addizionali e IRAP3, e gli adempimenti IVA sono molto semplificati. Per capire se è davvero la scelta migliore nel proprio caso è utile il confronto tra forfettario e contabilità ordinaria.

    Requisiti di accesso e soglie

    Per applicare il regime in un determinato anno bisogna guardare a ciò che è successo nell'anno precedente. Le condizioni vanno rispettate contemporaneamente4.

    Limite di 85.000 euro di ricavi o compensi

    Nell'anno precedente i ricavi conseguiti o i compensi percepiti, ragguagliati ad anno, non devono superare 85.000 euro4. Il limite era in origine più basso ed è stato portato da 65.000 a 85.000 euro1. Il ragguaglio ad anno conta per chi ha iniziato l'attività in corso d'anno: i ricavi del periodo effettivo vanno proporzionati a dodici mesi.

    Chi avvia una nuova attività può comunque accedere al regime, comunicando nella dichiarazione di inizio attività ai fini IVA di presumere la sussistenza dei requisiti5.

    Redditi da lavoro dipendente e pensione

    Non può accedere chi nell'anno precedente ha percepito redditi di lavoro dipendente e/o assimilati superiori a 30.000 euro; per il 2025 e il 2026 il limite è elevato a 35.000 euro4. La conferma della soglia di 35.000 euro anche per il 2026 è arrivata con la legge di bilancio 2026 (L. 199/2025), che vi include espressamente i redditi da pensione6.

    La verifica della soglia è però irrilevante se il rapporto di lavoro dipendente è cessato nell'anno precedente7. L'Agenzia delle Entrate lo ha chiarito nella risposta a interpello n. 50/2024, richiamando la circolare 32/E del 5 dicembre 20237. Chi lascia il posto fisso e apre partita IVA, quindi, non è bloccato dallo stipendio percepito prima della cessazione. Per chi combina partita IVA e indennità di disoccupazione ci sono regole specifiche, illustrate nella guida su NASpI e partita IVA.

    Altre cause di esclusione

    Tra le cause ostative ricostruite dalla circolare 32/E/2023 rientra la residenza: in linea generale non possono applicare il regime i soggetti non residenti nel territorio dello Stato, con alcune eccezioni previste dalla norma2. L'elenco completo delle cause di esclusione è riportato nella scheda ufficiale dell'Agenzia delle Entrate4, che va verificata prima di aprire la partita IVA e poi ogni anno, perché una causa ostativa può sorgere anche dopo l'ingresso nel regime.

    Come si calcola il reddito: coefficienti e imposta sostitutiva

    Nel forfettario il reddito imponibile non deriva dalla differenza tra ricavi e costi effettivamente sostenuti. Si applica ai ricavi o compensi un coefficiente di redditività stabilito per gruppo di attività, individuato in base al codice ATECO3. Per le attività professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie, di istruzione e per i servizi finanziari e assicurativi il coefficiente è del 78%3. Altri settori hanno coefficienti diversi: il codice ATECO scelto all'apertura della partita IVA incide quindi direttamente sulle tasse.

    La conseguenza pratica è che i costi reali non contano: chi ha spese elevate rispetto al fatturato può risultare penalizzato, mentre chi lavora con pochi costi beneficia del coefficiente.

    Imposta sostitutiva al 15%

    Sul reddito imponibile si applica un'unica imposta del 15%, sostitutiva delle imposte sui redditi, delle addizionali regionale e comunale e dell'IRAP3.

    Aliquota ridotta al 5% per le nuove attività

    L'imposta sostitutiva è ridotta al 5% per i primi cinque anni di attività in presenza di determinati requisiti5. Tra questi, il contribuente non deve aver esercitato, nei tre anni precedenti, attività artistica, professionale o d'impresa, anche in forma associata o familiare5. L'agevolazione va verificata con attenzione prima di dichiararla: un'attività svolta di recente, anche in forma diversa, può farla perdere.

    Esempi pratici di calcolo

    Gli esempi che seguono sono semplificati e servono a capire il meccanismo; non considerano tutte le componenti che possono incidere sul reddito.

    Professionista con aliquota al 15%

    Un consulente con coefficiente del 78% incassa compensi per 50.000 euro. Il reddito imponibile forfettario è pari a 39.000 euro (50.000 × 78%) e l'imposta sostitutiva al 15% è di 5.850 euro3.

    Nuova attività con aliquota al 5%

    Lo stesso professionista, se avvia per la prima volta un'attività e possiede i requisiti per l'aliquota ridotta5, su un reddito di 39.000 euro pagherebbe un'imposta di 1.950 euro, per i primi cinque anni.

    Attività avviata in corso d'anno

    Chi apre la partita IVA a luglio e incassa 50.000 euro in sei mesi deve ragguagliare i ricavi ad anno4: il valore annuo è di 100.000 euro, sopra il limite di 85.000 euro, con effetti sulla possibilità di restare nel regime l'anno successivo.

    Adempimenti: fatturazione, IVA e contributi

    Fatturazione elettronica

    Dal 1° gennaio 2024 tutti i contribuenti in regime forfettario sono obbligati a emettere fattura elettronica3. In fattura va indicato il codice RF19 come regime fiscale e, al posto dell'IVA, il codice natura N2.2, relativo alle operazioni non soggette3. Il forfettario non addebita IVA ai clienti e, per lo stesso motivo, non detrae l'IVA sugli acquisti.

    Contributi INPS e riduzione del 35%

    I forfettari iscritti alle gestioni artigiani e commercianti dell'INPS possono chiedere una riduzione del 35% della contribuzione dovuta sul reddito8. La domanda va trasmessa in via telematica all'INPS: per fruire del regime agevolato contributivo nel 2026 il termine era il 28 febbraio8, secondo le indicazioni della circolare INPS n. 14/20269.

    Per il 2026 le aliquote contributive di titolari, coadiuvanti e coadiutori sono del 24% per gli artigiani e del 24,48% per i commercianti9. Applicando la riduzione del 35%, l'aliquota effettiva scende indicativamente al 15,6% per gli artigiani e a circa il 15,9% per i commercianti. La riduzione abbassa il costo immediato ma incide anche sulla posizione previdenziale: è una scelta da valutare.

    Uscita dal regime: le soglie di 85.000 e 100.000 euro

    Il regime prevede due soglie con effetti molto diversi, che l'Agenzia delle Entrate distingue in modo netto anche nella risposta a interpello n. 149/202510.

    Ricavi tra 85.000 e 100.000 euro

    Il superamento del limite di 85.000 euro comporta la fuoriuscita dal regime dall'anno successivo10. Esempio: un artigiano che incassa 92.000 euro nel 2026 chiude l'anno in forfettario e passa al regime ordinario dal 2027.

    Ricavi oltre 100.000 euro

    Se si superano i 100.000 euro di ricavi o compensi, il regime non è più applicabile già dallo stesso anno in cui la soglia viene superata, ed è dovuta l'IVA a partire dalle operazioni che determinano lo sforamento4. Ai fini delle imposte dirette, il contribuente rientra nel regime ordinario sin dall'inizio dell'anno11: tutto il reddito di quell'anno viene tassato con le regole ordinarie, non solo la parte eccedente. La scheda dell'Agenzia segnala effetti anche sulle ritenute11.

    La rettifica dell'IVA

    Il passaggio dal forfettario al regime ordinario comporta, in via generale, la rettifica dell'IVA non detratta ai sensi dell'articolo 19-bis2 del DPR 633/197211. La rettifica si effettua in un'unica soluzione nella dichiarazione IVA relativa al primo anno di applicazione delle regole ordinarie11. Per chi ha beni strumentali o rimanenze, è un passaggio da pianificare.

    Errori frequenti

    • Confondere le due soglie. Superare 85.000 euro non fa uscire subito dal regime; superare 100.000 euro sì, con IVA e imposte ordinarie104.
    • Dimenticare il ragguaglio ad anno. Per chi inizia in corso d'anno, i ricavi vanno proporzionati a dodici mesi4.
    • Trascurare la soglia del lavoro dipendente. Chi cumula stipendio o pensione e partita IVA deve verificare il limite di 35.000 euro per il 2025 e il 20264, ricordando che non rileva se il rapporto è cessato nell'anno precedente7.
    • Applicare il 5% senza i requisiti. Basta un'attività esercitata nei tre anni precedenti, anche in forma associata o familiare, per perdere l'aliquota ridotta5.
    • Errori in fattura. Codice regime RF19 e natura N2.2 sono obbligatori nella fattura elettronica3.
    • Lasciare scadere la domanda INPS. La riduzione contributiva del 35% richiede una domanda telematica entro il termine previsto8.

    Per un quadro dei rischi più comuni e dei controlli è utile anche l'approfondimento su limiti, esclusioni e rischi della flat tax.

    Novità: Testo unico, consultazione e manovra 2027

    Dal 1° gennaio 2027 le regole del forfettario confluiscono negli articoli da 232 a 243 del D.Lgs. 117/2026, il nuovo Testo unico imposte dirette1. Si tratta di un riordino delle norme: i riferimenti normativi cambiano e conviene aggiornarli in contratti, modelli e documenti.

    Il 21 ottobre 2026 il Dipartimento delle Finanze ha avviato una consultazione pubblica sul limite massimo di ricavi e compensi di 85.000 euro; si può partecipare fino al 18 novembre 2026 rispondendo online a un questionario1.

    Nel dibattito sulla manovra 2027 è emersa l'ipotesi di portare la soglia da 85.000 a 100.000 euro12. L'ostacolo principale è la disciplina IVA europea: esiste un unico regime di franchigia con soglia di volume d'affari fissata a 85.000 euro12, che richiederebbe un confronto con l'Unione europea. Al momento si tratta solo di una proposta e nessuna fonte conferma un aumento già approvato: la soglia in vigore resta 85.000 euro4.

    Quando rivolgersi a un professionista

    Il forfettario è semplice, ma alcune situazioni richiedono un controllo tecnico:

    • quando i ricavi si avvicinano a 85.000 euro o, soprattutto, a 100.000 euro, per gestire per tempo il passaggio al regime ordinario e l'applicazione dell'IVA411;
    • quando si cumulano partita IVA e lavoro dipendente o pensione, per verificare la soglia di 35.000 euro e gli effetti della cessazione del rapporto67;
    • prima di dichiarare l'aliquota al 5%, per accertare i requisiti sulle attività svolte nei tre anni precedenti5;
    • nella scelta del codice ATECO, che determina il coefficiente di redditività3;
    • prima di chiedere la riduzione contributiva del 35%, per valutarne gli effetti sulla futura pensione8;
    • in caso di uscita dal regime con beni strumentali o rimanenze, per la rettifica dell'IVA11.

    Domande frequenti

    Qual è il limite di ricavi per restare nel regime forfettario?

    Il limite è di 85.000 euro di ricavi o compensi, ragguagliati ad anno, riferiti all'anno precedente. Chi lo supera senza oltrepassare i 100.000 euro esce dal regime dall'anno successivo. L'ipotesi di portare la soglia a 100.000 euro è solo una proposta e richiederebbe un confronto con l'UE.

    Cosa succede se supero i 100.000 euro in corso d'anno?

    Il regime cessa già nell'anno in cui la soglia viene superata e l'IVA è dovuta dalle operazioni che determinano lo sforamento. Ai fini delle imposte dirette si applica il regime ordinario dall'inizio dell'anno. Occorre anche effettuare la rettifica dell'IVA nella prima dichiarazione IVA con regole ordinarie.

    Posso essere dipendente e avere una partita IVA forfettaria?

    Sì, purché nell'anno precedente i redditi di lavoro dipendente o assimilati, inclusa la pensione, non abbiano superato 35.000 euro: è il limite valido per il 2025 e il 2026. La verifica non rileva se il rapporto di lavoro è cessato nell'anno precedente.

    Chi ha diritto all'aliquota del 5%?

    L'aliquota ridotta spetta per i primi cinque anni di una nuova attività, in presenza di determinati requisiti. Tra questi, non aver esercitato nei tre anni precedenti attività artistica, professionale o d'impresa, anche in forma associata o familiare. Negli altri casi l'imposta sostitutiva è del 15%.

    Come si calcolano le tasse nel forfettario?

    Ai ricavi o compensi incassati si applica il coefficiente di redditività previsto per la propria attività, ad esempio il 78% per le attività professionali. Sul reddito così ottenuto si paga l'imposta sostitutiva del 15% o del 5%, che sostituisce IRPEF, addizionali e IRAP. I costi effettivamente sostenuti non sono deducibili.

    I forfettari possono pagare meno contributi INPS?

    Gli iscritti alle gestioni artigiani e commercianti possono chiedere la riduzione del 35% dei contributi con domanda telematica all'INPS, da presentare entro il termine fissato (per il 2026 il 28 febbraio). Per il 2026 le aliquote ordinarie sono del 24% per gli artigiani e del 24,48% per i commercianti. La riduzione incide anche sulla posizione previdenziale.

    Fonti (12)

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      Schede - Regime forfetario - Che cos'è - Agenzia delle EntrateFonte ufficiale · agenziaentrate.gov.it ·
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      Principali misure della legge di bilancio 2026 - MEFFonte ufficiale · mef.gov.it ·
    7. 7.
    8. 8.
    9. 9.
      Gestioni artigiani e commercianti: i contributi per il 2026Fonte ufficiale · inps.it ·
    10. 10.
      Risposta n. 149/2025 - Agenzia EntrateFonte ufficiale · agenziaentrate.gov.it
    11. 11.
    12. 12.

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