Regime forfettario 2026: limiti, esclusioni e rischi flat tax

Il regime forfettario è stretto in una morsa: la Commissione europea lo ha messo nel mirino del Country Report 2026, l'Agenzia delle Entrate intensifica i controlli sulle soglie di ricavo e le scadenze di versamento di saldo e acconto incombono tra giugno e luglio. Per le partite IVA che operano sotto la flat tax al 15%, il rischio di perdere il regime agevolato è oggi più concreto che mai.
La pressione europea sul regime
Il Country Report 2026 sull'Italia, pubblicato il 3 giugno dalla Commissione europea, non usa mezzi termini: il regime forfettario è un fattore distorsivo che erode la base imponibile e scoraggia la crescita delle attività economiche 1. La soglia degli 85.000 euro alimenterebbe comportamenti scorretti finalizzati a non perdere le agevolazioni, creando un effetto-tetto che frena l'espansione delle micro-imprese 1. L'attacco non è isolato: la Commissione stronca anche i condoni fiscali, accusati insieme alla flat tax di frenare la lotta all'evasione 2. Già il Fondo Monetario Internazionale aveva puntato il dito contro il sistema, e ora l'UE chiede all'Italia una revisione strutturale in chiave di maggiore equità contributiva 2. Non si tratta ancora di un obbligo vincolante, ma il segnale politico è inequivocabile.
Cause di esclusione e controlli rafforzati
Sul piano domestico, le istruzioni al modello Redditi PF 2026 confermano le cause ostative alla permanenza nel regime: partecipazione in società di persone, esercizio di attività in regime speciale IVA, spese per lavoro dipendente e collaboratori superiori a 20.000 euro lordi, percezione di redditi di lavoro dipendente o assimilati oltre 30.000 euro 6. Il punto più critico resta il superamento dei ricavi: chi sfora i 100.000 euro in corso d'anno esce immediatamente dal regime, con obbligo di applicare l'IVA fin dall'operazione che ha determinato il superamento 6.
L'Agenzia delle Entrate ha inserito il contrasto all'utilizzo improprio del forfettario tra le priorità strategiche per il biennio 2025-2026 8. Il bilancio di esercizio 2025 evidenzia un monitoraggio mirato dei contribuenti che si avvicinano alla soglia degli 85.000 euro, per individuare fenomeni di frammentazione artificiale dei ricavi 8.
Contributi INPS e calendario dei versamenti
La Circolare INPS n. 62 del 27 maggio 2026 disciplina il versamento dei contributi previdenziali a saldo 2025 e in acconto 2026, con istruzioni specifiche per i forfettari che hanno optato per la riduzione contributiva del 35% 4. Il mancato invio della comunicazione telematica nei termini, o la perdita dei requisiti del regime, comporta il ricalcolo dei contributi nella misura ordinaria con possibili recuperi e sanzioni 4. La perdita del forfettario in corso d'anno obbliga al versamento dei contributi in misura piena con effetto retroattivo dall'1 gennaio 5.
Il calendario fiscale impone il versamento del saldo 2025 e del primo acconto 2026 entro il 30 giugno, con possibilità di differimento al 31 luglio con maggiorazione dello 0,40% 3. I forfettari possono rateizzare con rate mensili fino a novembre 2026, maggiorate degli interessi 7. Oltre il 31 luglio si applicano le sanzioni ordinarie, riducibili solo tramite ravvedimento operoso 7.
A complicare il quadro interviene il decreto Carburanti ter, convertito il 12 giugno 2026, che introduce per le PA l'obbligo di verificare telematicamente la posizione dei professionisti presso la banca dati degli agenti della riscossione prima di ogni pagamento 9. Per i forfettari il rischio è un impatto diretto sulla liquidità operativa nel momento peggiore dell'anno fiscale.
Cosa deve fare il professionista
Tre azioni immediate: verificare la propria posizione rispetto a tutte le cause di esclusione, con particolare attenzione al monitoraggio dei ricavi a ridosso degli 85.000 euro; controllare la corretta presentazione all'INPS della comunicazione per la riduzione contributiva del 35%; rispettare la scadenza del 30 giugno per saldo e acconto, valutando la rateizzazione se la liquidità è sotto pressione. Chi è prossimo alla soglia dei 100.000 euro deve pianificare con il proprio consulente la gestione della fuoriuscita immediata, con tutte le conseguenze IVA e contributive che ne derivano.