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Regime forfettario ETS 2026: nuove regole IVA ODV APS

A cura della Redazione ProfessionistaAI29 maggio 20263 min di letturaAggiornato: 13 giugno 2026 alle ore 12:04
Regime forfettario ETS 2026: nuove regole IVA ODV APS

Dal 2026 il Terzo Settore entra in una fase fiscale inedita. Con l'entrata in vigore del Titolo X del Codice del Terzo Settore e i chiarimenti della Circolare n. 1/2026 dell'Agenzia delle Entrate, pubblicata il 19 febbraio 2026 2, ODV, APS e ETS non commerciali devono confrontarsi con due regimi forfettari distinti, ciascuno con effetti differenti sull'IVA e sugli adempimenti contabili.

Due forfettari, due logiche fiscali

La Circolare n. 1/2026 ha delineato l'architettura: da un lato il regime forfettario generale ex art. 80 del D.Lgs. n. 117/2017, riservato agli ETS non commerciali; dall'altro il regime speciale ex art. 86, destinato alle attività commerciali svolte da APS e ODV 1. La differenza sostanziale risiede nel trattamento IVA. Per gli ETS non commerciali che optano per l'art. 80, non esiste un regime forfettario parallelo ai fini IVA: restano pienamente applicabili le disposizioni del D.P.R. n. 633/1972 1. Al contrario, il regime speciale per APS e ODV incide direttamente sull'IVA, prevedendo l'esonero da taluni adempimenti ordinari a condizione del rispetto delle soglie di ricavi previste dal Codice 7.

Si tratta di una distinzione tecnica con ricadute operative enormi: un'APS che aderisce all'art. 86 beneficia di semplificazioni contabili e di un alleggerimento IVA che non spetta all'ETS generico. L'Agenzia delle Entrate ha avviato un roadshow nazionale — con tappe ad Assisi, Bari, Firenze, Milano e Napoli tra maggio e luglio 2026 — proprio per accompagnare enti e professionisti nell'applicazione del nuovo impianto 2.

Il forfettario ordinario cresce, ma senza detrazioni

Mentre il Terzo Settore si riorganizza, il regime forfettario per le partite IVA individuali conferma la sua attrattività. Nel primo trimestre 2026, 104.136 contribuenti hanno scelto il forfettario, pari al 56,3% delle nuove aperture, con un incremento del 2,6% rispetto allo stesso periodo 2025 3. I dati MEF sulle dichiarazioni 2024 confermano il trend: circa 2 milioni di contribuenti utilizzano il regime, con una crescita del 3,3% rispetto al 2023 4.

Ma l'imposta sostitutiva ha un costo spesso sottovalutato: l'impossibilità di fruire delle detrazioni IRPEF ordinarie. Le istruzioni del Modello Redditi PF 2026 confermano che il contribuente forfettario non può portare in detrazione spese sanitarie, interessi passivi sui mutui, né beneficiare dei bonus edilizi secondo le aliquote ordinarie 5. Per il 2025, le detrazioni per interventi di recupero edilizio sono fissate al 36% — elevate al 50% per l'abitazione principale — ma queste percentuali restano lettera morta per chi è in regime sostitutivo 5. A ciò si aggiunge l'abolizione delle detrazioni per figli a carico ultratrentenni non disabili 5.

Cosa deve fare il professionista

Per i commercialisti e i consulenti di ETS, il primo passo operativo è una mappatura precisa dell'ente assistito: verificare se si tratta di ODV/APS (art. 86) o di altro ETS non commerciale (art. 80), perché da questa qualificazione discende l'intero regime IVA applicabile. Chi assiste APS e ODV deve accertare il rispetto delle soglie di ricavi per l'accesso al forfettario speciale, monitorando che l'esonero dagli adempimenti IVA non generi irregolarità in caso di superamento.

Per i contribuenti individuali in regime forfettario, la pianificazione fiscale richiede un'analisi costi-benefici aggiornata: con 2 milioni di soggetti coinvolti 4, l'assenza di detrazioni su mutui, spese mediche e ristrutturazioni può rendere il regime meno conveniente per chi ha carichi familiari o investimenti immobiliari. La decadenza dal regime, inoltre, scatta automaticamente in caso di omesso o parziale versamento dell'imposta sostitutiva entro la scadenza del saldo 5: un rischio concreto che richiede presidio attivo sulle scadenze.