Soglia 85.000 euro forfettario 2026: conseguenze superamento

Sono 81.000 i contribuenti forfettari che, secondo la Corte dei Conti, dichiarano ricavi compresi tra 80.000 e 85.000 euro 1. Per loro la seconda metà dell'anno è un esercizio di equilibrismo fiscale: ogni fattura emessa può determinare l'uscita da un regime che oggi conta oltre due milioni di aderenti e costa all'erario circa 3,4 miliardi di minor gettito 2.
Due soglie, due regimi di uscita
La disciplina distingue nettamente due scenari. Chi supera gli 85.000 euro ma resta sotto i 100.000 euro esce dal forfettario a partire dall'anno successivo: per l'esercizio in corso continua ad applicare le regole agevolate, imposta sostitutiva al 15 per cento inclusa 3. Chi invece sfonda i 100.000 euro subisce un'uscita immediata: dall'operazione che determina lo sforamento scatta l'obbligo di fatturare con IVA, aprire i registri contabili e adempiere a tutti gli obblighi del regime ordinario 4. Nessuna franchigia, nessun periodo transitorio.
Nel primo caso il professionista ha tempo fino a fine anno per pianificare la transizione: organizzare la contabilità, adeguare i software di fatturazione, comunicare ai committenti che dal 1° gennaio successivo le fatture recheranno IVA e ritenuta d'acconto. Nel secondo caso, l'adeguamento è retroattivo rispetto alla singola operazione: uno scenario da gestire in emergenza, con potenziali sanzioni del 25 per cento per omesso versamento 6.
Il nodo fatture emesse e principio di cassa
Un aspetto operativo che genera contenzioso riguarda la differenza tra fatture emesse e compensi incassati. Il regime forfettario segue il principio di cassa, ma la dichiarazione precompilata dell'Agenzia delle Entrate considera tutte le fatture elettroniche trasmesse tramite SdI, indipendentemente dall'incasso 10. Un professionista che abbia modulato gli incassi per restare sotto soglia potrebbe trovarsi segnalato come soggetto che ha superato il limite, con la necessità di intervenire manualmente sulla precompilata prima dell'invio. Il quadro LM, centrale per i forfettari, viene popolato automaticamente con i dati del Sistema di Interscambio 8: la verifica puntuale dei valori proposti è un passaggio obbligato.
Cosa cambia dopo l'uscita
La transizione al regime ordinario non si esaurisce nell'applicazione dell'IVA. I compensi corrisposti al professionista saranno soggetti a ritenuta d'acconto — onere che nel forfettario non sussiste, come confermato dall'Agenzia delle Entrate nella Risposta n. 127/2026 7. Il reddito passerà dall'imposta sostitutiva all'IRPEF progressiva con addizionali regionali e comunali. E va ricordato che il reddito forfettario, pur tassato separatamente, concorre al reddito complessivo ai fini delle detrazioni 9: chi esce potrebbe paradossalmente recuperare detrazioni prima perse.
Per il 2026 resta inoltre attiva la soglia innalzata a 35.000 euro di reddito da lavoro dipendente per accedere al forfettario, ma si tratta di una misura temporanea in scadenza 5. Chi combina attività autonoma e impiego subordinato deve verificare entrambi i requisiti.
Indicazioni operative per i professionisti
Chi oggi monitora la soglia deve: controllare il totale delle fatture emesse — non solo degli incassi — nel cassetto fiscale; verificare che la precompilata rifletta correttamente il principio di cassa; valutare se un eventuale superamento contenuto entro i 100.000 euro giustifichi il completamento delle commesse in corso, garantendosi almeno l'ultimo anno agevolato; predisporre fin d'ora la struttura contabile del regime ordinario. La possibilità di rientro nel forfettario negli anni successivi, qualora si torni sotto soglia 4, offre un margine di flessibilità che una pianificazione consapevole può sfruttare.