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    Partita IVA: come aprirla, gestirla e chiuderla tra regimi, ATECO e adempimenti

    A cura della Redazione ProfessionistaAIRevisionato da Pierlio Baratta, Commercialista

    Pubblicato il Ultima revisione il 10 min di lettura

    Una figura vista di spalle cammina su tre pietre verso una porta aperta isolata in un prato, simbolo dell'avvio di un'attività.

    In sintesi

    • Professionisti e autonomi aprono, variano e chiudono la partita IVA con il modello AA9/12 entro 30 giorni, mentre imprese e artigiani usano la Comunicazione Unica.
    • Dal 1° aprile 2025 è operativa la classificazione ATECO 2025 e il codice attribuito si verifica nel Cassetto fiscale.
    • Il regime forfetario richiede ricavi fino a 85.000 euro, si perde subito oltre i 100.000 euro e per il 2025 e il 2026 ammette redditi da lavoro dipendente fino a 35.000 euro.
    • Chi percepisce la NASpI deve comunicare all'INPS il reddito presunto entro 30 giorni dall'avvio dell'attività, pena la perdita della prestazione.
    • Anche dopo la chiusura della partita IVA va presentata l'ultima dichiarazione IVA nell'anno successivo alla cessazione.

    Cos'è la partita IVA e a chi serve

    La partita IVA è un codice di 11 cifre che identifica in modo univoco chi intende svolgere un'attività economica nel territorio dello Stato1. Serve a professionisti, lavoratori autonomi, artigiani, commercianti e imprenditori individuali che operano con continuità: è il numero che compare in fattura, nelle dichiarazioni e in tutti i rapporti con il fisco.

    Il percorso per ottenerla cambia in base al tipo di attività. Le persone fisiche che esercitano arti e professioni, o attività per le quali non è prevista l'iscrizione al Registro delle imprese, utilizzano il modello AA9/122. Per aprire, variare o chiudere una partita IVA legata a un'attività d'impresa o artigianale si passa invece dalla Comunicazione Unica d'impresa3.

    Aprire la partita IVA significa prendere tre decisioni collegate: il codice ATECO che descrive l'attività, il regime fiscale (forfetario o ordinario) e la gestione previdenziale di iscrizione. Chi percepisce prestazioni come la NASpI o l'Assegno di inclusione deve inoltre gestire comunicazioni specifiche verso l'INPS, con termini stretti.

    Come aprire la partita IVA

    Professionisti e lavoratori autonomi: il modello AA9/12

    Il modello AA9/12 va compilato e presentato all'Agenzia delle Entrate entro 30 giorni dalla data di inizio dell'attività2. Tra i canali indicati dall'Agenzia c'è la PEC, specificando nell'oggetto «Dichiarazione di inizio attività», oppure la raccomandata, alla quale va allegata la copia di un documento d'identità del dichiarante in corso di validità2. Lo stesso modello si usa poi per comunicare variazioni e chiusura3.

    Imprese individuali e artigiani: la Comunicazione Unica

    Chi avvia un'attività d'impresa o artigianale non presenta l'AA9/12 ma la Comunicazione Unica d'impresa3. È il caso tipico di commercianti, artigiani e ditte individuali: con un'unica pratica si gestiscono partita IVA e iscrizioni collegate. Usare il canale sbagliato è uno degli errori più comuni nella fase di avvio.

    Il codice ATECO

    Al momento dell'apertura si indica il codice ATECO, cioè la classificazione dell'attività economica svolta. Dal 1° gennaio 2025 è entrata in vigore la nuova classificazione ATECO 2025, operativa dal 1° aprile 20254. L'Agenzia delle Entrate ha fornito le istruzioni con la risoluzione 24/E dell'8 aprile 2025, indicando che il codice attribuito si può verificare nel Cassetto fiscale, alla sezione «Consultazioni – Anagrafica»4.

    Conviene scegliere il codice che descrive con maggiore fedeltà l'attività prevalente e controllarlo periodicamente, soprattutto dopo una riclassificazione: un codice non coerente può creare problemi nell'inquadramento fiscale e previdenziale.

    Scegliere il regime fiscale: forfetario o ordinario

    Requisiti e soglie del forfetario

    Il regime forfetario è riservato a chi ha conseguito ricavi o percepito compensi, ragguagliati ad anno, non superiori a 85.000 euro5. Se nel corso dell'anno si superano i 100.000 euro di ricavi o compensi, il regime non è più applicabile già dallo stesso anno in cui la soglia viene oltrepassata5.

    Tra le cause di esclusione rileva il reddito da lavoro dipendente: per gli anni 2025 e 2026 il limite è elevato a 35.000 euro5. La proroga per il 2026 è contenuta nell'articolo 12 della legge di bilancio 2026, che ha esteso la modifica introdotta dalla legge di bilancio 2025, quando la soglia era stata portata da 30.000 a 35.000 euro6. Per gli anni successivi occorre verificare se la soglia sarà ulteriormente confermata.

    La tassazione nel forfetario

    Al reddito imponibile si applica un'unica imposta sostitutiva del 15%5. L'aliquota scende al 5% per i primi cinque anni di attività, a condizione di rispettare determinati requisiti fissati dalla norma5: prima di contare sull'aliquota ridotta è bene controllarli uno per uno sulla scheda dell'Agenzia, perché riguardano anche le attività svolte in precedenza.

    Il regime ordinario

    Chi non ha i requisiti del forfetario, o lo perde superando le soglie, applica il regime ordinario. In questo caso l'IVA va gestita con liquidazioni periodiche, versamenti, acconto annuale e dichiarazione IVA7, oltre agli adempimenti per le imposte sui redditi.

    Adempimenti IVA e scadenze nel regime ordinario

    Liquidazioni mensili e trimestrali

    Chi liquida l'IVA mensilmente deve determinare, entro il giorno 16 di ciascun mese, la differenza tra l'imposta relativa alle operazioni attive effettuate nel mese precedente e quella detraibile, versando l'eventuale debito7. La liquidazione trimestrale è un'opzione legata al volume d'affari: per i lavoratori autonomi e per le imprese che prestano servizi la pagina dell'Agenzia indica la soglia di 500.000 euro7.

    Acconto di dicembre e comunicazioni

    Entro il 27 dicembre di ogni anno tutti i contribuenti titolari di partita IVA tenuti ai versamenti periodici devono versare l'acconto IVA7. Accanto ai versamenti c'è la comunicazione delle liquidazioni periodiche (LIPE), richiamata dall'Agenzia tra gli adempimenti del regime ordinario7.

    Dichiarazione annuale, anche dopo la chiusura

    La dichiarazione IVA annuale chiude il ciclo degli adempimenti. L'obbligo non si esaurisce con la cessazione: chi ha chiuso l'attività deve presentare l'ultima dichiarazione annuale nell'anno successivo a quello di cessazione, entro i normali termini, come previsto dall'articolo 35, comma 4, del DPR 633/19728.

    Contributi INPS: le gestioni nel 2026

    La contribuzione dipende dalla gestione previdenziale a cui ci si iscrive, che a sua volta discende dal tipo di attività.

    Artigiani e commercianti

    Per il 2026 l'INPS, con la circolare 14/2026, ha fissato le aliquote contributive al 24% per gli artigiani e al 24,48% per i commercianti, per titolari, coadiuvanti e coadiutori9. La stessa comunicazione INPS richiama anche le riduzioni previste per i pensionati con più di 65 anni9.

    Gestione Separata

    I professionisti privi di una propria cassa previdenziale fanno riferimento alla Gestione Separata, regolata per il 2026 dalla circolare INPS 8 del 3 febbraio 202610. Per l'anno 2026 il massimale di reddito è pari a 122.295 euro, mentre il minimale di reddito previsto dalla legge 233/1990 è pari a 18.808 euro10.

    La contribuzione minima può essere dovuta anche in assenza di incassi: è un aspetto da valutare con attenzione prima di tenere aperta una posizione poco utilizzata, come spiegato nell'approfondimento su contributi minimi e adempimenti della partita IVA senza fatturato.

    Partita IVA, lavoro dipendente e prestazioni sociali

    Con un lavoro dipendente

    Aprire una partita IVA mantenendo un lavoro subordinato è possibile, ma per restare nel forfetario il reddito da lavoro dipendente non deve superare i 35.000 euro nel 2025 e nel 202656. Oltre il profilo fiscale, va verificata la genuinità del rapporto: quando la partita IVA nasconde in realtà un lavoro subordinato, si apre il tema dei criteri di riqualificazione delle partite IVA subordinate.

    Chi percepisce la NASpI

    La domanda di NASpI si presenta solo dopo la cessazione del rapporto di lavoro11. Chi ha o apre una partita IVA deve dichiarare il reddito previsto nell'anno: la dichiarazione è obbligatoria per non perdere il diritto alla prestazione11. Va effettuata entro 30 giorni dalla domanda o dall'avvio dell'attività e, negli anni successivi, il reddito presunto va comunicato entro il 31 gennaio12.

    NASpI anticipata per avviare l'attività

    In alternativa all'erogazione mensile, la NASpI può essere liquidata in un'unica soluzione a chi avvia un'attività autonoma o un'impresa individuale. La domanda va presentata entro 30 giorni dall'inizio dell'attività autonoma, dell'impresa individuale o dalla sottoscrizione di una quota di capitale di una cooperativa13.

    Chi percepisce l'Assegno di inclusione

    L'ADI è compatibile con lo svolgimento di un'attività di lavoro, dipendente o autonomo14. Il maggior reddito da lavoro percepito non concorre alla determinazione del beneficio entro il limite di 3.000 euro lordi annui, calcolati sull'intero nucleo14. La scheda INPS richiama anche gli obblighi di comunicazione legati all'avvio dell'attività, da rispettare per non incorrere in decadenze14.

    Variare e chiudere la partita IVA

    Variazioni e cessazione volontaria

    Ogni variazione dei dati (indirizzo, attività, codice ATECO) e la cessazione vanno comunicate entro 30 giorni dalla data dell'evento1. Per le persone fisiche si usa il modello AA9/12, che può essere inviato anche via PEC indicando nell'oggetto «Variazione attività» o «Cessazione attività»15. Per le attività d'impresa o artigianali il canale resta la Comunicazione Unica3. Dopo la chiusura resta l'obbligo di presentare l'ultima dichiarazione IVA nell'anno successivo8.

    La chiusura d'ufficio

    L'Agenzia delle Entrate può chiudere d'ufficio la partita IVA dei contribuenti che risultano non aver esercitato attività d'impresa, artistica o professionale nelle tre annualità precedenti16. Il contribuente riceve una comunicazione che lo informa della chiusura e può dimostrare di essere ancora attivo16. Sulle regole aggiornate e sulla riattivazione si veda la guida alle partite IVA inattive e alla chiusura d'ufficio.

    Esempi pratici

    Forfetario: aliquota ordinaria e ridotta

    Un professionista in regime forfetario ha un reddito imponibile, determinato secondo le regole del regime, di 20.000 euro. Con l'aliquota del 15% l'imposta sostitutiva è di 3.000 euro; se rispetta i requisiti per l'aliquota del 5% nei primi cinque anni, l'imposta scende a 1.000 euro5. Il risparmio di 2.000 euro l'anno spiega perché conviene verificare con cura i requisiti all'avvio.

    Dipendente che apre la partita IVA

    Un lavoratore con un reddito da lavoro dipendente di 34.000 euro rientra nel limite di 35.000 euro valido per il 2025 e il 2026 e può accedere al forfetario, se ha gli altri requisiti; con 36.000 euro sarebbe escluso56.

    Superamento delle soglie di ricavi

    Un forfetario che incassa 90.000 euro supera il limite di 85.000 euro previsto per l'accesso al regime5 e deve verificare con il proprio consulente il passaggio all'ordinario. Se invece arriva a 105.000 euro, oltrepassa la soglia dei 100.000 euro e il forfetario non è più applicabile già da quell'anno5.

    Disoccupato in NASpI che avvia l'attività

    Chi percepisce la NASpI e inizia un'attività professionale il 10 marzo deve presentare il modello AA9/12 entro 30 giorni2 e, nello stesso termine di 30 giorni dall'avvio, comunicare all'INPS il reddito presunto12. Se preferisce la liquidazione anticipata, la domanda va inviata entro 30 giorni dall'inizio dell'attività13.

    Novità recenti da tenere presenti

    • Classificazione ATECO 2025: in vigore dal 1° gennaio 2025 e operativa dal 1° aprile 2025, con le istruzioni della risoluzione 24/E dell'8 aprile 20254.
    • Forfetario e lavoro dipendente: la soglia di 35.000 euro è stata prorogata al 2026 dall'articolo 12 della legge di bilancio 20266.
    • Contributi 2026: aliquote di artigiani e commercianti fissate dalla circolare INPS 14/20269; massimale e minimale della Gestione Separata indicati dalla circolare INPS 8/202610.

    Errori frequenti e quando rivolgersi a un professionista

    Gli errori più comuni

    • Lasciar scadere i 30 giorni per apertura, variazione o chiusura21.
    • Usare il modello AA9/12 per un'attività d'impresa o artigianale, che richiede la Comunicazione Unica3.
    • Non controllare il codice ATECO dopo il passaggio alla classificazione 20254.
    • Contare sull'aliquota del 5% senza aver verificato tutti i requisiti5.
    • Dimenticare l'ultima dichiarazione IVA dopo la cessazione8.
    • Non comunicare all'INPS il reddito presunto mentre si percepisce la NASpI, perdendo la prestazione11.
    • Tenere aperta una partita IVA inutilizzata per anni, esponendosi alla chiusura d'ufficio16.

    Quando farsi assistere

    Un commercialista o un consulente del lavoro è consigliabile quando si deve scegliere tra forfetario e ordinario, quando ci si avvicina alle soglie di ricavi, quando si combina la partita IVA con un lavoro dipendente o con prestazioni come NASpI e ADI, e quando si chiude un'attività con debiti fiscali o contributivi aperti. In queste situazioni un errore di inquadramento o un termine mancato può costare molto più della consulenza.

    Domande frequenti

    Entro quanto tempo va aperta la partita IVA?

    Il modello AA9/12 va presentato all'Agenzia delle Entrate entro 30 giorni dalla data di inizio dell'attività. Lo stesso termine di 30 giorni vale per variazioni e cessazione. Le attività d'impresa e artigianali usano invece la Comunicazione Unica.

    Posso aprire la partita IVA forfetaria se ho già un lavoro dipendente?

    Sì, purché il reddito da lavoro dipendente non superi la soglia prevista, elevata a 35.000 euro per il 2025 e il 2026. Restano necessari anche gli altri requisiti, come il limite di 85.000 euro di ricavi o compensi. Per gli anni successivi va verificata l'eventuale conferma della soglia.

    Che cosa succede se supero gli 85.000 euro nel forfetario?

    Il limite di 85.000 euro è il requisito per accedere e restare nel regime, quindi superarlo comporta in linea generale il passaggio all'ordinario dall'anno successivo. Se invece si superano i 100.000 euro, il forfetario non è più applicabile già dallo stesso anno. Conviene monitorare gli incassi durante l'anno con il proprio consulente.

    Se percepisco la NASpI e apro la partita IVA perdo l'indennità?

    Non necessariamente, ma è obbligatorio dichiarare all'INPS il reddito presunto entro 30 giorni dalla domanda o dall'avvio dell'attività, e poi entro il 31 gennaio di ogni anno. Senza questa comunicazione si perde il diritto alla NASpI. In alternativa si può chiedere la NASpI anticipata entro 30 giorni dall'inizio dell'attività.

    Dopo aver chiuso la partita IVA devo ancora presentare la dichiarazione IVA?

    Sì. Chi ha cessato l'attività deve presentare l'ultima dichiarazione IVA annuale nell'anno successivo a quello di chiusura, entro i normali termini. Lo prevede l'articolo 35, comma 4, del DPR 633/1972.

    Come verifico il mio codice ATECO dopo il passaggio ad ATECO 2025?

    Il codice attribuito si controlla nel Cassetto fiscale, alla sezione Consultazioni – Anagrafica. La nuova classificazione è operativa dal 1° aprile 2025, come chiarito dalla risoluzione 24/E dell'8 aprile 2025. Se il codice non rispecchia l'attività svolta va presentata una variazione entro 30 giorni.

    Fonti (16)

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      L'Agenzia - Partita Iva - Agenzia delle EntrateFonte ufficiale · agenziaentrate.gov.it
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      Legislatura 19ª - Dossier n. 580 Vol. IFonte ufficiale · senato.it
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      Imprese - Come pagare l'Iva - Agenzia delle EntrateFonte ufficiale · agenziaentrate.gov.it
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      Direzione Centrale EntrateFonte ufficiale · inps.it ·
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      Portale Inps - Come fare domandaFonte ufficiale · inps.it
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      FAQ - Domande frequenti sulla NASpIFonte ufficiale · inps.it
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      Portale Inps - NASpI anticipataFonte ufficiale · inps.it
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      Assegno di Inclusione (ADI)Fonte ufficiale · inps.it ·
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