Regime forfettario criticato dalla UE: rischi e scenari 2026

La Commissione europea ha messo nero su bianco ciò che molti temevano: il regime forfettario italiano per i lavoratori autonomi rende il sistema fiscale "altamente complesso", indebolisce la progressività e corrode la base imponibile con una "significativa perdita di entrate" 1. La critica, contenuta nel Country Report pubblicato il 3 giugno 2026 nell'ambito del Pacchetto Primavera del Semestre Europeo, non è più un monito generico: quest'anno le raccomandazioni-paese condizionano direttamente l'accesso ai fondi del bilancio comunitario 2028-2034, che per l'Italia valgono 86,6 miliardi di euro 3.
Il peso delle raccomandazioni UE
Bruxelles chiede all'Italia di "rendere il sistema fiscale più favorevole alla crescita sostenibile, garantendo equità, anche attraverso un ulteriore contrasto all'evasione fiscale e la riduzione delle spese fiscali residue" 1. Il documento di lavoro della Commissione precisa che l'Italia beneficerebbe di uno spostamento del carico tributario dal lavoro verso "basi imponibili attualmente sottoutilizzate, inclusi patrimoni ed eredità" 2. La tensione è evidente: da un lato la stessa Commissione propone un pacchetto di semplificazione fiscale da 7 miliardi di euro di risparmi annui sulla compliance 10; dall'altro contesta i regimi nazionali che, pur semplificando la vita al contribuente, erodono il gettito e opacizzano la capacità contributiva reale.
Il Semestre Europeo 2026 segna un salto qualitativo: le raccomandazioni non riguardano più solo finanza pubblica, ma si estendono a fisco, giustizia e ambiente, e la loro osservanza diventa condizione per l'erogazione dei fondi europei attraverso i Piani nazionali di Partenariato 3. Per la prima volta, ignorare le indicazioni sul forfettario potrebbe avere un costo finanziario diretto per Roma.
Due milioni di contribuenti nel mirino
I numeri spiegano la portata del problema. Il regime forfettario conta oggi circa 2 milioni di aderenti, in crescita del 3,3% sull'anno precedente, e copre ormai il 52% delle partite IVA individuali italiane 4. Questi contribuenti dichiarano appena il 31,6% dei redditi complessivamente considerati dal Dipartimento delle Finanze 4, versando un'imposta sostitutiva del 15% — ridotta al 5% per i primi cinque anni — che non concorre alla formazione del reddito complessivo IRPEF 9. L'effetto è duplice: fuoriuscita dal circuito della progressività costituzionale e perdita strutturale di gettito IVA, dato che i forfettari non addebitano né detraggono l'imposta sul valore aggiunto.
La CGIA di Mestre ha ricordato che imprenditori e autonomi in regime ordinario versano in media 8.331 euro di IRPEF, il 98% in più rispetto ai dipendenti 8. Ma il dato non disaggrega i forfettari, che per definizione sfuggono a qualsiasi confronto diretto con la progressività IRPEF.
Cosa deve sapere il professionista
La delega fiscale, prorogata al 29 agosto 2026 dalla Legge 120/2025 con termine per decreti correttivi al 2028 7, offre al governo lo strumento tecnico per una revisione del forfettario senza bisogno di una nuova legge delega. Il rischio concreto è un intervento sulla soglia di ricavi (attualmente 85.000 euro), sull'aliquota sostitutiva o sull'introduzione di obblighi di fatturazione analitica che avvicinino il regime alle logiche ISA.
Commercialisti e contribuenti forfettari devono agire ora: verificare la sostenibilità della propria posizione fiscale in caso di riduzione della soglia o innalzamento dell'aliquota; valutare l'opportunità di dotarsi di una contabilità analitica volontaria, utile sia ai fini difensivi sia per un eventuale passaggio al regime ordinario; monitorare i decreti attuativi della riforma fiscale attesi entro l'estate 2026. La pressione europea non è più teorica: è agganciata a miliardi di fondi e a un calendario politico serrato.