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    Autonomi pagano il doppio di IRPEF rispetto ai dipendenti: i dati MEF

    A cura della Redazione ProfessionistaAIRevisionato da Pierlio Baratta, Commercialista

    Pubblicato il 4 min di lettura

    Autonomi pagano il doppio di IRPEF rispetto ai dipendenti: i dati MEF

    In sintesi

    • Secondo le statistiche MEF sull'anno d'imposta 2024, lavoratori autonomi e imprenditori individuali versano in media più IRPEF di dipendenti e pensionati.
    • Il confronto tra redditi dichiarati è falsato perché i dipendenti espongono il reddito al netto dei contributi, mentre gli autonomi lo indicano al lordo.
    • Artigiani e commercianti sostengono per intero aliquote contributive intorno al 24%, con un contributo minimo dovuto anche in caso di perdita.
    • La detrazione maggiorata per lavoro dipendente fino a 15.000 euro non ha un equivalente di pari impatto per gli autonomi.
    • Nella pianificazione 2026 conviene ragionare sul carico complessivo tra IRPEF, addizionali e contributi, sfruttando tutte le deduzioni disponibili.

    Le statistiche fiscali del Dipartimento delle Finanze sull'anno d'imposta 2024 confermano un dato strutturale: lavoratori autonomi e imprenditori individuali versano in media il doppio di IRPEF rispetto a dipendenti e pensionati1. Il divario si amplifica se si considera il peso contributivo, che per il titolare di partita IVA non è ripartito con nessun datore di lavoro2.

    I numeri del divario

    Secondo i dati pubblicati dal Dipartimento delle Finanze, il reddito medio dichiarato è di 67.510 euro per i lavoratori autonomi, 28.550 euro per gli imprenditori individuali, 24.250 euro per i dipendenti e 22.390 euro per i pensionati1.

    Il confronto diretto tra queste cifre, però, è fuorviante. I redditi da lavoro dipendente sono indicati al netto dei contributi previdenziali trattenuti alla fonte, mentre quelli da lavoro autonomo vanno esposti al lordo, con un valore medio dei contributi dichiarati superiore a 10.926 euro1. La base imponibile IRPEF dichiarata dagli autonomi include quindi una componente che nel reddito dichiarato del dipendente non compare.

    C'è poi un tema di rappresentanza: l'85,5% dei contribuenti ha come reddito prevalente quello da lavoro dipendente o da pensione, mentre solo il 6,5% dichiara redditi d'impresa o di lavoro autonomo1. Una platea numericamente esigua, e per questo con minor peso nel disegno delle agevolazioni fiscali.

    Contributi interamente a carico del titolare

    L'asimmetria non si esaurisce nella dichiarazione IRPEF. Per i lavoratori dipendenti il contributo previdenziale è ripartito tra lavoratore (9,19%) e datore di lavoro (circa 23%); per artigiani e commercianti le aliquote, rispettivamente del 24% e del 24,48%, gravano interamente sul titolare2.

    In base alle indicazioni della Circolare INPS n. 62 del 27 maggio 2026, il reddito minimale per il calcolo del contributo IVS è fissato a 18.808 euro, con un contributo minimo annuo di 4.521 euro per gli artigiani e 4.611 euro per i commercianti3. Questo importo è dovuto anche in assenza di utili o in caso di perdita d'esercizio3.

    Per i professionisti senza cassa iscritti alla Gestione Separata l'aliquota oscilla tra il 25% e il 26,23% sul reddito netto dichiarato4. Sommando prelievo fiscale e previdenziale, il carico complessivo può superare il 50% del reddito nelle fasce medie2. Inoltre, poiché la base contributiva coincide con il reddito dichiarato ai fini IRPEF, si determina una doppia incidenza sullo stesso imponibile5.

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    Detrazioni asimmetriche e costi nascosti

    Le istruzioni al modello Redditi PF 2026 confermano l'innalzamento a 1.955 euro della detrazione per lavoro dipendente con reddito fino a 15.000 euro6. È un beneficio riservato ai subordinati: per gli autonomi non esiste un equivalente di pari impatto.

    I contributi previdenziali versati sono deducibili dal reddito complessivo, ma la deduzione non elimina la differenza di aliquota effettiva rispetto al dipendente5. A questo si aggiungono adempimenti e costi amministrativi esclusivi della partita IVA: la compilazione del Quadro RR, la gestione degli acconti, le compensazioni in F245.

    Anche sulla previdenza complementare il trattamento è solo formalmente identico. Il limite di deducibilità è di 5.164,57 euro per entrambe le categorie, ma il dipendente può contare anche sul contributo del datore di lavoro, mentre l'autonomo sostiene l'intero onere da solo7.

    Cosa fare nella pianificazione 2026

    Tre interventi da mettere in agenda subito.

    1. Calcolare il carico complessivo, non la sola imposta. Nella pianificazione fiscale 2026 vanno sommati IRPEF, addizionali e contributi INPS, confrontando l'aliquota marginale effettiva con quella di un dipendente a parità di reddito lordo reale.
    2. Verificare la convenienza del regime forfetario. Il regime, adottato da oltre 2 milioni di soggetti1, sottrae il reddito all'IRPEF ordinaria ma non riduce il peso contributivo. Nella valutazione vanno considerati anche i rischi per i forfettari legati a detrazioni e incapienza.
    3. Sfruttare tutte le deduzioni e i crediti. Occorre dedurre integralmente i contributi obbligatori e quelli alla previdenza complementare, e monitorare i crediti INPS compensabili in F24 prima della scadenza del secondo acconto di novembre, per non anticipare all'erario somme non dovute.

    Per capire come potrebbe evolvere il quadro, è utile seguire il dibattito sulla riforma IRPEF con aliquota al 33% per le partite IVA.

    Domande frequenti

    Perché il reddito medio degli autonomi sembra molto più alto di quello dei dipendenti?

    Perché i dipendenti dichiarano il reddito al netto dei contributi trattenuti in busta paga, mentre gli autonomi lo espongono al lordo dei contributi, che in media superano i 10.926 euro. Il confronto diretto tra le due medie è quindi falsato.

    Il contributo minimo INPS di artigiani e commercianti è dovuto anche in perdita?

    Sì. Il contributo IVS calcolato sul reddito minimale di 18.808 euro, pari a 4.521 euro per gli artigiani e 4.611 euro per i commercianti, è dovuto anche in assenza di utili o in caso di perdita d'esercizio.

    Il regime forfetario elimina il divario con i dipendenti?

    Solo in parte. Il forfetario sottrae il reddito all'IRPEF ordinaria, ma non riduce il peso dei contributi previdenziali, che restano interamente a carico del titolare.

    Fonti (7)

    1. 1.
    2. 2.
    3. 3.
    4. 4.
    5. 5.
      Redditi Persone Fisiche 2026 – Fascicolo 2: Istruzioni (Agenzia delle Entrate)Fonte ufficiale · agenziaentrate.gov.it ·
    6. 6.
    7. 7.

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