Autonomi pagano doppio IRPEF rispetto a dipendenti: dati MEF

Le statistiche fiscali del MEF relative all'anno d'imposta 2024 confermano un dato strutturale: lavoratori autonomi e imprenditori individuali versano in media il doppio di IRPEF rispetto a dipendenti e pensionati, pur dichiarando redditi solo moderatamente superiori. Un'asimmetria che si amplifica considerando il peso contributivo interamente a carico del titolare di partita IVA.
I numeri del divario
Secondo i dati pubblicati dal Dipartimento delle Finanze, i lavoratori autonomi dichiarano un reddito medio di 67.510 euro, gli imprenditori individuali di 28.550 euro, i dipendenti di 24.250 euro e i pensionati di 22.390 euro 1. Ma il confronto diretto è fuorviante: i redditi da lavoro dipendente sono indicati al netto dei contributi previdenziali trattenuti alla fonte, mentre quelli da lavoro autonomo devono essere esposti al lordo, con un valore medio dei contributi dichiarati superiore a 10.926 euro 1. Ciò significa che la base imponibile IRPEF degli autonomi è artificialmente gonfiata da una componente che per il dipendente semplicemente non compare nel reddito dichiarato.
L'85,5% dei contribuenti italiani ha come reddito prevalente quello da lavoro dipendente o da pensione; solo il 6,5% dichiara redditi d'impresa o di lavoro autonomo 1. Questa esiguità numerica rende la categoria politicamente debole e strutturalmente sottotutelata nel disegno delle agevolazioni fiscali.
Il peso contributivo senza ripartizione datoriale
L'asimmetria non si ferma alla dichiarazione IRPEF. Per i lavoratori dipendenti il contributo previdenziale è ripartito tra lavoratore (9,19%) e datore di lavoro (circa 23%); per artigiani e commercianti, l'aliquota del 24% e del 24,48% rispettivamente grava interamente sul titolare 7. La Circolare INPS n. 62 del 27 maggio 2026 conferma che il reddito minimale per il calcolo del contributo IVS è fissato a 18.808 euro, con un contributo minimo annuo di 4.521 euro per gli artigiani e 4.611 euro per i commercianti, dovuto anche in assenza di utili o in caso di perdita d'esercizio 2.
Per i professionisti senza cassa iscritti alla Gestione Separata l'aliquota oscilla tra il 25% e il 26,23% sul reddito netto dichiarato 3, portando il prelievo complessivo — fiscale e previdenziale — potenzialmente oltre il 50% del reddito nelle fasce medie 7. E poiché la base contributiva coincide con il reddito dichiarato ai fini IRPEF, si verifica una doppia incidenza sul medesimo imponibile 5.
Detrazioni asimmetriche e costi nascosti
Il modello Redditi PF 2026 conferma l'innalzamento a 1.955 euro della detrazione per lavoro dipendente con reddito fino a 15.000 euro 4, un beneficio strutturalmente riservato ai subordinati. Per gli autonomi non esiste un equivalente di pari impatto. I contributi previdenziali versati sono deducibili dal reddito complessivo, ma la deducibilità non elimina la differenza nell'aliquota effettiva rispetto al dipendente 5. Si aggiungono costi amministrativi esclusivi: compilazione del Quadro RR, gestione degli acconti, compensazioni in F24 5. Quanto alla previdenza complementare, l'intero onere è a carico del singolo autonomo, con deducibilità massima di 5.164,57 euro, identica al dipendente che però beneficia anche del contributo datoriale 6.
Azioni operative per il professionista
Tre interventi immediati. Primo: nella pianificazione fiscale 2026, calcolare sempre il carico complessivo (IRPEF + addizionali + contributi INPS) e non la sola imposta, confrontando l'aliquota marginale effettiva con quella di un dipendente a pari reddito lordo reale. Secondo: verificare la convenienza del regime forfetario — ormai adottato da oltre 2 milioni di soggetti 1 — che sottrae il reddito dall'IRPEF ordinaria ma non riduce il peso contributivo. Terzo: sfruttare integralmente la deducibilità dei contributi obbligatori e complementari e monitorare i crediti INPS compensabili in F24 prima della scadenza del secondo acconto di novembre, evitando di finanziare gratuitamente l'erario.