Aumento tassi INPS dilazione contributi 2026: cosa cambia

Con la Circolare n. 64 del 16 giugno 2026, l'INPS ha disposto la variazione al rialzo degli interessi di dilazione, di differimento e delle somme aggiuntive per omesso o ritardato versamento dei contributi, con efficacia dal 17 giugno 2026 1. Per artigiani, commercianti e iscritti alla Gestione separata, il provvedimento cade in un momento delicato: quello della pianificazione dei versamenti di saldo 2025 e primo acconto 2026, con scadenza già fissata al 30 giugno 5.
Il nuovo quadro normativo su dilazioni e interessi
L'aumento dei tassi non è un evento isolato ma il tassello finale di un percorso avviato a febbraio. La Deliberazione del Consiglio di Amministrazione INPS n. 20 del 25 febbraio 2026 ha riformato il Regolamento di disciplina della dilazione dei contributi, ridisegnando condizioni di accesso, procedure e criteri tariffari 3. La Circolare n. 60 del 21 maggio 2026 ha recepito quel nuovo impianto, ponendo le basi per la successiva revisione dei tassi 3. La Circolare n. 64 chiude il cerchio, aggiornando gli importi effettivi dovuti dai contribuenti a titolo di interessi e sanzioni 2.
Per i professionisti che assistono clienti con posizioni debitorie contributive, il messaggio è chiaro: ogni piano di rateizzazione avviato o in corso dal 17 giugno 2026 sconta i nuovi oneri finanziari, rendendo più costoso il ricorso alla dilazione rispetto anche solo a poche settimane fa.
Impatto pratico su artigiani, commercianti e Gestione separata
La Circolare INPS n. 62 del 27 maggio 2026 aveva già fissato il calendario operativo 2026: saldo 2025 e primo acconto entro il 30 giugno, secondo acconto entro il 30 novembre 4. Chi sceglie di versare nel periodo tra il 30 giugno e il 30 luglio 2026 deve applicare la maggiorazione dello 0,40% a titolo di interesse corrispettivo, da versare separatamente con le causali dedicate — API per artigiani, CPI per commercianti, DPPI per liberi professionisti 6. Per chi opta per la rateazione mensile del saldo, le istruzioni Redditi PF 2026 prevedono interessi forfetari dello 0,33% per ciascuna rata successiva alla prima, con il piano che deve concludersi entro il 16 dicembre 2026 8.
A questi costi già strutturali si somma adesso la revisione operata dalla Circolare n. 64: se il contribuente dovesse accumulare ritardi o chiedere una dilazione formale all'INPS, i nuovi tassi incidono in misura maggiore rispetto al regime precedente. L'effetto complessivo è un incremento sensibile del costo effettivo del debito contributivo, tanto più significativo per artigiani e commercianti che pagano contributi fissi sul minimale anche in assenza di reddito 7.
Strategie operative per lo studio professionale
La prima valutazione da compiere è una comparazione secca tra versamento in unica soluzione e piano rateale aggiornato ai nuovi tassi 7. Con la scadenza del 30 giugno alle porte, conviene:
- verificare se il cliente dispone di liquidità sufficiente per evitare la maggiorazione dello 0,40% legata al differimento al 30 luglio;
- calcolare l'onere complessivo della rateazione mensile fino a dicembre, sommando gli interessi forfetari dello 0,33% mensile ai nuovi tassi di dilazione applicabili in caso di inadempimento;
- valutare la compensazione in F24 di eventuali crediti INPS superiori a 5.000 euro, possibile dal decimo giorno successivo alla presentazione della dichiarazione 8;
- aggiornare i piani di dilazione già autorizzati prima del 17 giugno, verificando se le rate residue scontano il nuovo tasso o quello precedente.
L'aumento degli interessi INPS rende il ritardo contributivo un lusso sempre meno sostenibile. Per chi gestisce posizioni debitorie complesse, il tempo per riorganizzare i flussi di cassa è misurato in giorni, non in settimane.